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I posti poco conosciuti dell'entroterra riminese, da visitare sia a piedi che in bici...
I borghi
, le rocche, le innumerevoli opere d’arte vi aspettano!
Gli
itinerari storico culturali e naturalistici, i prodotti enogastronomici tipici della nostra terra, sono i ‘segni particolari’ che rendono omaggio alla antica Signoria dei Malatesta, che erano i Signori Medievali che governavano su Rimini.

Luoghi da visitare dell'entroterra riminese

VERUCCHIO
LA CULLA DEI MALATESTA



Verucchio vanta un'antichissima storia legata a doppio filo alla Signoria dei Malatesta, ma molto prima del Medioevo, nell'età del Ferro tra il IX e il VI sec. a.C., Verucchio ospita un importante insediamento di cultura Villanoviana del quale custodisce tuttora reperti straordinari nel suo Museo civico ricavato dall'antico convento di S. Agostino.

Dalla stupenda Rocca Malatestiana o Rocca del Sasso, si può infatti ammirare un panorama strepitoso. La visita al complesso monumentale, edificato fra il XII e il XVI secolo, ci restituisce il fascino della vita quotidiana all'epoca delle signorie.

In agosto dal 6 all'11 e dal 17 al 23 del mese, alle ore 21 e alle ore 22 è possibile visitarla anche di notte.

Cucina locale:
Oltre alla sempre presente piadina con affettati, ottime le tradizionali tagliatelle con ragù di carne e la grigliata di carni miste con castrato. Non mancano i sapori forti del bosco con funghi e tartufi e cacciagione.


Dintorni: A Villa Verucchio molto suggestivo il Convento dei Frati Minori Francescani (tel. 0541/6784179) con il secolare cipresso che la tradizione vuole piantato dal Santo. A Villa Verucchio ha sede il Rimini Golf Club (0541/678122) e, immersi nel superbo green, si può alzare lo sguardo sulle ardite rocche della Valmarecchia.


SANT'ARCANGELO

Santarcangelo di Romagna nei tempi romani era denominato "Pagus Acervolanus" o "Acervolanus". Qui si rifugiarono i primi cristiani perseguitati e, forse, nelle amletiche, antiche grotte tufacee.

La città fu poi soggetta ai vescovi di Ravenna e di Rimini e nell'XI secolo venne fortificata. La rocca ne è testimonianza ancora tangibile.
A cavallo del 1300 si succedette il dominio cesenate con quello riminese e nel 1390 la città fu espugnata da Giovanni Sforza.

I Malatesta vi regnarono fino al 1462 quando venne conquistata con un terribile sacco dalle truppe comandate da Federico di Montefeltro. Precedentemente la torre della rocca venne dimezzata. Dal 1503 al 1505, godendo di particolari esenzioni di tributi, Santarcangelo di Romagna fu governata dai veneziani.

La città trovò vigore e splendore nel '700 quando in particolare venne eletto papa Lorenzo Ganganelli, nato a Santarcangelo che passò alla storia, con il nome di Clemente XIV, per aver soppresso la Compagnia di Gesù. A lui venne dedicato l'arco trionfale ad opera di Cosimo Morelli, che disegnò anche l'antistante piazza.
Dal 1863 Santarcangelo di Romagna si fregia del titolo di città. Vi sono nati, tra gli altri, il pittore Guido Cagnacci, il poeta Tonino Guerra, l'attore Paolo Carlini e vi dimorò per lungo tempo lo storico Gioacchino Volpe.

Le principali attrattive
Il monumento più visitato e certamente non del tutto catalogato, sono le grotte scavate nel tufo del colle Jovis che traforano il centro storico. Basilichette rupestri intitolate al dio Mitra? Cantine per vini? Catacombe? Di certo c'è che le grotte di Santarcangelo sono uniche e di rara bellezza architettonica.
Accanto alle grotte si erge la bella chiesa collegiata, costruita nel '700. Qui sono conservati un crocifisso di scuola giottesca e un polittico di Iacobello da Bonomo datato 1385 con i dipinti del Longhi e del Cagnacci.
Da non perdere inoltre tutto il centro storico sul colle, con le sue strette vie dette "contrade". La torre dell'orologio o Campanone, dell'800, è testimonianza del simbolo laico della città.

Poco lontano è la rocca Malatestiana, dove la leggenda vuole che si consumasse la vicenda di Paolo e Francesca. Al suo interno, ampie sale con mobili d'epoca sapientemente utilizzate dalla proprietà, i principi Colonna, per convegni letterari. Dalla torre si domina poi un panorama unico.
A ovest della città è la Pieve preromanica, restaurata nel dopoguerra dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso, così come la bella Celletta Zampeschi del 1400.
Nella città nuova, nata attorno alla piazza Ganganelli, ci sono il palazzo del municipio, la chiesa del Suffragio, la biblioteca che ospita il fondo Baldini e Volpe e i bei portici Torlonia. Da poco tempo è stato aperto il museo etnografico in via Montevecchi, dove sono raccolte le testimonianze della vita di campagna dell'800 e primi '900. Qui è custodito a fondo fotografico De' Girolami.
Fra le tante curiosità, oltre alla "tomba" di San Martino dei Mulini, a 6 km dal centro cittadino, una casa colonica fortificata del 1300, c'è l'antica Bottega del Mangano dove vengono stampate le tele a ruggine. In via Verdi si affacciano la bottega di Alfonso Giorgetti, fabbro-artista e di Federico Moroni, pittore di fama internazionale.

Santarcangelo, comunque, resta meta preferita per la buona cucina con i suoi ristoranti-trattorie e per la sagra autunnale dedicata ai cornuti.


URBINO

Urbino è situata tra le valli dei fiumi Metauro e Foglia, su due colli a 451 metri sul livello del mare, dai quali si gode un vasto panorama che abbraccia verdi colline e maestose montagne. Il centro storico ha un'estensione di poco più di un chilometro quadrato, racchiuso tra le mura bastionate ed interamente costruito in mattoni cotti. Di forma romboidale allungata, il centro è diviso da due assi viari principali e quasi perpendicolari tra di loro (Via Mazzini e Via Cesare Battisti per un verso Via Raffaello e Via Veneto dall'altro), che si incontrano nella Piazza principale (Piazza della Repubblica), luogo di incontro abituale degli urbinati e degli studenti.

Le origini di Urbino sono antichissime. Il nome Urvinum deriva probabilmente dal termine latino urvus (urvum è il manico ricurvo dell'aratro). Tra i personaggi più importanti merita un accenno Guido il Vecchio, famoso e focoso ghibellino che Dante Alighieri, (nel XXVII canto dell'inferno, incontra fra i consiglieri: "lo fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, credendomi, sì cinto, fare ammenda;... l'opere mie/ non furon leonine, ma di volpe".

Nel 1375 (circa) Antonio da Montefeltro, ottenne da parte del papa Bonifacio VIII il riconoscimento di tutti i suoi possessi. Tale situazione portò conseguenze benefiche anche sulla città che poté risollevarsi dallo stato di confusione in cui versava per le continue lotte, e poté vedere quel risveglio culturale ed edilizio, primo momento di quell'ascesa irresistibile cui andò incontro durante il governo del suo grande nipote Federico. A lui si devono la costruzione del palazzo della casata, oggi sede dell'Università, nonché i primi contatti con il mondo della cultura, che portarono alla realizzazione di importanti opere artistiche.
Gli successe Guidantonio che acquistò prestigio continuando un'accorta politica di equilibrio. E' bene ricordare che proprio durante il suo dominio, nel 1416, i fratelli Lorenzo e Iacopo Salimbeni affrescarono l'oratorio di San Giovanni, portando nella città le esperienze più raffinate del gotico cortese; dopo di loro verranno Ottaviano Nelli da Gubbio e Antonio Alberti da Ferrara.

E' a questo punto che compare la figura di Federico da Montefeltro, il personaggio più illustre che legherà la storia della città alla propria fama.


GRADARA

Gradara si erge come un'isola verde fra le dolci colline marchigiane a 142 metri sul livello del mare di cui si riesce a sentirne il profumo, carico di salsedine, essendo a soli 3 Km di distanza.E' un luogo fiabesco dal sapore antico, in cui leggenda e storia si abbracciano per raccontarci il tragico amore fra Paolo e Francesca, cantato da Dante, Petrarca, Boccaccio e D'Annunzio.

Passeggiare fra le sue vie, specie di sera, per la rocca sapientemente illuminata e circondata da querce secolari, regala agli innamorati una cornice romantica unica, in cui amore, poesia e storia si fondono ad un magnifico paesaggio.
La prima costruzione, una torre medioevale, il Mastio, risale al 1150 e con essa Piero e Rodolfo De Grillo resero Gradara indipendente dall'amministrazione pesarese. Il Mastio fu poi acquistato dai Malatesta che lo trasformarono in un Rocca inespugnabile, costruendoci attorno 700 metri di mura con 17 torri merlate e tre ponti levatoi. E' in questo scenario che si svolge la maggior parte della saga malatestiana: del patriarca Giovanni chiamato il Mastin Vecchio da Dante, del Guastastafamiglia cosiddetto per la sua mania di eliminare i suoi consanguinei, di Galeazzo l'inetto e del valente uomo d'armi Sigismondo Pandolfo che scontrandosi con il Papa decretò la fine della potenza militare.

Nel 1464 la loro Signoria cedette a quella degli Sforza che lasciarono segno del loro passaggio con la Pala di Andrea della Robbia, con un magnifico loggiato e uno splendido scalone e con magnifici affreschi che troviamo anche nell'appartamento di Lucrezia Borgia che qui visse tre anni del suo matrimonio (1493) con Giovanni Sforza, prima che il padre, Papa Alessandro VI se la riprendesse per poter stringere altre alleanze.

Nel 1631 la Rocca insieme a tutto il Ducato di Pesaro e Urbino, passa allo Stato Pontificio ed iniziano così gli anni della decadenza prima e dei saccheggi francesi poi, fino al terremoto del 1916.
Nel 1920, L'Ingegner Umberto Zavettoni, innamoratosi di Gradara, destinò tutte le sue risorse ad un magnifico restauro durato tre anni. Alla sua morte fu la moglie Alberta Porta Natale a godersi la splendida residenza che divenne luogo eleganti feste e concerti di musica classica che richiamavano i nobili di tutta Europa. Nel 1983, alla morte la Sig.ra Alberta Porta Natale il castello passa allo Stato.


SAN LEO

Nella media Valle del Marecchia, al centro della Regione storica del Montefeltro, su un masso imponente di forma romboidale con pareti strapiombanti al suolo, sorge San Leo. La placca rocciosa, di formazione calcareo-arenacea, è il risultato della tormentata genesi che ha portato alla formazione del paesaggio della Val Marecchia, nota ai geologi come Coltre o Colata della Val Marecchia. I limiti della placca, nel caso di San Leo, sono interamente identificabili e coincidenti con i dirupi e gli strapiombi; il contatto con le argille sottostanti è sempre evidente. Questa situazione rende San Leo un paradigmatico esempio ai fini della interpretazione della geologia locale e riassume, inoltre, notevoli, fenomeni geomorfologici, caratteristici della Val Marecchia. La straordinaria conformazione naturale del luogo ne ha determinato, dall’epoca preistorica, la doppia realtà di fortezza munita per natura e di altura inaccessibile e perciò sacra alla divinità.
L’antico nome Mons Feretrius è tradizionalmente legato ad un importante insediamento romano, sorto intorno ad un tempio consacrato a Giove Feretrio. Pur non essendo in possesso di fonti in grado di attestare l’anno in cui i romani giunsero in questo luogo, possiamo affermare che, fin dal III secolo, essi costruirono una fortificazione sul punto più elevato del monte, ma non monirono l’abitato di cinta murarie poiché la rupe è di per sé inaccessibile da qualunque lato.
Il centro medievale conserva gli edifici romanici, Pieve, Cattedrale e Torre Campanaria, mentre i palazzi residenziali hanno subito numerose trasformazioni principalmente durante il periodo rinascimentale. L’abitato storico si estende intorno alle chiese che affacciano sulla piazza centrale, intitolata a Dante Alighieri, ed è composto da numerosi edifici: il Palazzo Mediceo (1517-23), la residenza dei Conti Severini-Nardini (XIII-XVI sec.), il Palazzo Della Rovere (XVI-XVII sec.), la Chiesa della Madonna di Loreto e abitazioni costruite fra il XIV e il XIX secolo.
Distanziata dall’agglomerato urbano, per evidenti ragioni difensive, è la Fortezza di Francesco di Giorgio Martini. Il primitivo nucleo altomedioevale, in cui dal 961 al 963 era stato assediato Berengario Re d’Italia da Ottone I di Germania, venne ampliato tra XIII e XIV secolo, quando i Malatesta riuscirono a sottrarre San Leo ai Montefeltro. Il Mastio medievale, difeso dalle quadrangolari torri malatestiane, venne definitivamente ridisegnato dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini per volere di Federico da Montefeltro nel 1479. Egli escogitò la doppia cortina tesa in punta fra torrioni circolari forgiati di beccatelli, la munì del grande rivellino rivolto a sud, al di sotto del quale pose una caratteristica casamatta.


MORCIANO

Porta di accesso e capitale commerciale della Valle del Conca, antica terra di fiere e mercati, punto di riferimento per il mondo agricolo e artigianale e punto d’incontro non solo di mercati ma anche di modi di pensare, sentire e di vivere – Marciano – affonda le sue radici dell’epoca romana. Sono alcune iscrizioni (attualmente conservate nel Lapidario del museo della città di Rimini) a far riferimento ad alcuni terreni ubicati, in questa località, di proprietà della Geps Marcia o Murcia.


SAN MARINO

Una storia che ha inizio nell´anno 301 dell´era cristiana.

Nella Repubblica di San Marino il culto del Santo, cui la leggenda fa risalire il merito di aver fondato la Repubblica, è diffuso e sinceramente sentito. Ed è proprio la leggenda che ci tramanda la figura di questo tagliapietre che, venuto dalla natia isola di Arbe in Dalmazia, salì sul Monte Titano e qui fondò una piccola comunità di cristiani, perseguitati per la loro fede al tempo dell'Imperatore Diocleziano.

É certo comunque che la zona fu abitata fin dai tempi preistorici, ma è solo dall'età medioevale che abbiamo notizie sull'esistenza di un Cenobio, di una Pieve, di un Castello, di elementi in definitiva che convergono ad una conferma del fatto che sulla vetta del Monte Titano esisteva una comunità organizzata.

San Marino è ritenuta la più antica repubblica del mondo ancora esistente: essa divenne Repubblica nel 1600, mentre la comunità sammarinese è ancora più antica, risalendo, pare, al 301 d.C.


MONDAINO

Mondaino è situato sulla cresta di un rilievo, a 420 m slm, all’estremità sud-orientale della provincia di Rimini, sul confine con il Montefeltro; il territorio ha una superficie di circa 19 Kmq, gli abitanti - mondainesi - sono 1.500 circa.
L’ubicazione di Mondaino ha influito fortemente sulla struttura dell’insediamento e sulla sua storia, caratterizzata da un succedersi di diverse dominazioni tra il secolo XI e il XVII.
Il centro storico conserva l’assetto cinquecentesco, quando la cinta muraria, ancora oggi in buona parte presente, fu rinnovata ed ampliata. Stretto e allungato sul crinale, è percorso da una via principale mediana e da due laterali, che partono dalla piazza Maggiore all’estremità nord-orientale.

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